di Matteo Parravicini
Per chi lo conosce non sarà certamente una sorpresa, ma l'ultima provocazione di Massimo Fini ha il sapore della rabbia di chi davvero è ormai vittima e non più artefice (complice) del mondo che lo circonda.
Per chi lo conosce non sarà certamente una sorpresa, ma l'ultima provocazione di Massimo Fini ha il sapore della rabbia di chi davvero è ormai vittima e non più artefice (complice) del mondo che lo circonda.
Il giornalista ha infatti pubblicato sul suo sito internet il "Manifesto dell'antimodernità", un elenco programmatico di undici punti dove attacca l'industrialismo sotto le forme di capitalismo e maxismo, la globalizzazione, la democrazia rappresentativa e le oligarchie politiche ed economiche che ne sono i padroni.
Il manifesto si pone invece a favore dell'autodeterminazione dei popoli, della democrazia diretta nelle aree dove è controllabile e, soprattutto, alla disobbedienza civile. Perchè la sovranità di uno Stato che non è più al servizio del cittadino, ma ne diventa oppositore, ed a volte nemico, non è più intangibile ed ognuno di noi ha il diritto, se non il dovere, di non riconoscersi più in tale Stato.
E' finito il tempo dell'immobilismo e della partitocrazia, è necessario che il cittadino si elevi al di sopra di chi lo governa e faccia sentire la sua rabbia. La rabbia di chi non vede un futuro per i propri figli prima che per se stesso. Perchè è ai nostri figli che dobbiamo questa battaglia, non a noi. Se andremo avanti di questo passo assisteremo all'ennesima affermazione dello Stato e delle oligarchie da esso rappresentate che mentre un tempo (con la nostra complicità, non dobbiamo mai dimenticarcene) speculavano sui paesi del terzo mondo, ora stanno iniziando a speculare sui loro stessi concittadini.
Dobbiamo recuperare la centralità della persona e non quella delle merci in un sistema dove il consumo è diventato il fine e non il mezzo per vivere felici. Siamo cresciuti nel mito della competizione, dell'autoaffermazione, dell'homo homini lupus, ma non deve per forza essere così. Dobbiamo iniziare ad accontentarci di quello che abbiamo. Dobbiamo trovare l'eccezionalità
nel quotidiano e nell'abitudine perchè una vita vissuta ad inseguire affermazione sarà sempre una vita che mancherà di qualcosa e, quindi, infelice.
Lo stesso Fini fa notare come il modello vigente sia strutturato appositamente per creare "angoscia, depressione, nevrosi, senso di vuoto e inutilità". E allora iniziamo a darci da fare: basta consumare. Basta essere attori passivi di questa realtà. Combattiamo le nevrosi moderne, fondate solo sull'avere e non sull'essere.
Leggendo l'invito di Fini riecheggia nella mente una vecchia poesia di T.S. Eliot, che ci avvertiva del pericolo dell'uomo ridotto a consumatore. Iniziava così:
Siamo gli uomini impagliati
Che appoggiano l'un l'altro
La testa piena di paglia.
Rifletteteci.
Qui potete leggere e firmare il manifesto.






