martedì 7 febbraio 2012

MANIFESTO DELL'ANTIMODERNITA'







di Matteo Parravicini


Per chi lo conosce non sarà certamente una sorpresa, ma l'ultima provocazione di Massimo Fini ha il sapore della rabbia di chi davvero è ormai vittima e non più artefice (complice) del mondo che lo circonda. 

Il giornalista ha infatti pubblicato sul suo sito internet il "Manifesto dell'antimodernità", un elenco programmatico di undici punti dove attacca l'industrialismo sotto le forme di capitalismo e maxismo, la globalizzazione, la democrazia rappresentativa e le oligarchie politiche ed economiche che ne sono i padroni.

Il manifesto si pone invece a favore dell'autodeterminazione dei popoli, della democrazia diretta nelle aree dove è controllabile e, soprattutto, alla disobbedienza civile. Perchè la sovranità di uno Stato che non è più al servizio del cittadino, ma ne diventa oppositore, ed a volte nemico, non è più intangibile ed ognuno di  noi ha il diritto, se non il dovere, di non riconoscersi più in tale Stato. 

E' finito il tempo dell'immobilismo e della partitocrazia, è necessario che il cittadino si elevi al di sopra di chi lo governa e faccia sentire la sua rabbia. La rabbia di chi non vede un futuro per i propri figli prima che per se stesso. Perchè è ai nostri figli che dobbiamo questa battaglia, non a noi. Se andremo avanti di questo passo assisteremo all'ennesima affermazione dello Stato e delle oligarchie da esso rappresentate che mentre un tempo (con la nostra complicità, non  dobbiamo mai dimenticarcene) speculavano sui paesi del terzo mondo, ora stanno iniziando a speculare sui loro stessi concittadini.

Dobbiamo recuperare la centralità della persona e non quella delle merci in un sistema dove il consumo è diventato il fine e non il mezzo per vivere felici. Siamo cresciuti nel mito della competizione, dell'autoaffermazione, dell'homo homini lupus, ma non deve per forza essere così. Dobbiamo iniziare ad accontentarci di quello che abbiamo. Dobbiamo trovare l'eccezionalità
nel quotidiano e nell'abitudine perchè una vita vissuta ad inseguire affermazione sarà sempre una vita che mancherà di qualcosa e, quindi, infelice.

 Lo stesso Fini fa notare come il modello vigente sia strutturato appositamente per creare "angoscia, depressione, nevrosi, senso di vuoto e inutilità". E allora iniziamo a darci da fare: basta consumare. Basta essere attori passivi di questa realtà. Combattiamo le nevrosi moderne, fondate solo sull'avere e non sull'essere.

Leggendo l'invito di Fini riecheggia nella mente una vecchia poesia di T.S. Eliot, che ci avvertiva del pericolo dell'uomo ridotto a consumatore. Iniziava così:

Siamo gli uomini vuoti
Siamo gli uomini impagliati
Che appoggiano l'un l'altro
La testa piena di paglia.


Rifletteteci.


Qui potete leggere e firmare il manifesto.

domenica 25 dicembre 2011

CASA DOLCE CASA: QUANTO MI COSTI!





di Luca Parravicini


Di questi tempi la premessa è d'obbligo: l'Imu non è la nuova futuristica genialata di Steve Jobs & Apple. Imu sta per Imposta Municipale Unica e trattasi dell'ultimo pomo della discordia. 


La sua è storia recente e si aggiunge  alle variegate riforme al regime di tassazione immobiliaresusseguitesi negli anni. Oggi i comuni tassano la proprietà immobiliare con l'Ici, escludendo dall'imposizione la prima casa. Dati alla mano il tributo garantisce ai comuni italiani un gettito di 9,2 miliardi di euro.


 Il governo Berlusconi, nel quadro del federalismo fiscale, aveva introdotto, a partire dal 2014, l'Imu in sostituzione dell'Ici, con incasso previsto di 10,8 milardi di euro. Con il governo Monti arriva però la vera bastonata: oltre alle seconde case, l'Imu rivista ed integrata dall'attuale esecutivo sottopone a prelievo anche la prima casa (al 4 per mille) e contestualmente gonfia la base imponibile intervenendo sulle rendite catastali.


 Una gallina dalle uova d'oro: l'Imu versione "tecnocratica" costerà agli italiani 21,4 miliardi di euro, 10,6 in più rispetto al tributo pensato dal precedente esecutivo. Dulcis in fundo, la beffa: di queste nuove risorse non un euro resterà in tasca ai comuni. 


Lo stato sterilizza i benefits comunali della manovra chiedendo ai sindaci di arretrargli 9 miliardi di euro e tagliando i trasferimenti statali ai singoli comuni a titolo di fondo perequativo per 1,6 miliardi di euro (per un di totale 10,6 miliardi). 


Il comune non incasserà un euro del nuovo gettito, ferma restando la possibilità per i Sindaci di intervenire maggiorando, nei limiti della legge, le aliquote base dell'imposta e garantendo un introito  maggiore all'ente. 


Una discrezionalità che i singoli comuni potranno sfruttare a caro prezzo: con aliquote-base già alte e livelli di pressione fiscale ormai insostenibili, ci vuole coraggio a imporre ai cittadini nuovi incrementi e nuovi sacrifici.


 In sintesi, Le tasse aumentanto, ma le risorse a disposizione dei comuni rimarranno con ogni probabilità invariate. Alla faccia delfederalismo, panacea di tutti i mali per più di una parte politica. Anche di quelle che l'Imu l'hanno votata.

sabato 24 dicembre 2011

UN PALLONE AL… CALCIO




di Fabio Lemmo

Pochi mesi dopo lo smantellamento di una organizzazione criminale che truccava le partite, di cui tra gli altri faceva parte Beppe Signori, ancora una volta, con alcuni degli stessi protagonisti (vedi Doni dell’Atalanta), un gruppo ben nutrito di calciatori e dirigenti facevano combine per truccare gli esiti delle partite.

Dal primo e più famoso fenomeno del calcio scommesse del 1982, ben poco è cambiato nello sport italiano. Anzi se prima le cricche che taroccavano le partite erano italiane, oggi ci si avvale anche di scommettitori e fondi esteri, come quelli rintracciati nell’Asia orientale dalla Guardia di Finanza.

Come sempre il mondo del pallone e il nutrito gruppo di benpensanti si è subito mosso a giudicare e condannare il fenomeno, e alcuni magistrati sorridendo in televisione dichiarano che un’altra vittoria per la giustizia è stata raggiunta. Addirittura il difensore del Gubbio Farina verrà convocato nella nazionale maggiore per la sfida di febbraio contro gli Stati Uniti.

Quello che sappiamo benissimo che accadrà, è che come le teste dell’idra, anche questi fenomeni criminali si riformano uno dietro l’altro. La verità è che si continuano solo a smantellare ed arrestare figure marginali ma mai i personaggi chiave che tramano alle spalle degli sportivi e tengono le redini del gioco in mano.

Come possiamo debellare il fenomeno scommesse quando anche per i minori è così facile accedere al gioco? Come possiamo sconfiggere questo cancro se chi viene scoperto a truccare le partite non viene radiato se non dopo almeno la seconda denuncia? Come possiamo far si che il calcio, seppure milionario, rimanga un gioco se gli stessi atleti minacciano i compagni onesti e non c’è alcuna cultura dello sport?
I governi che si susseguono, cosa hanno veramente fatto per lo sport se non usarlo come bacino economico da tassare e salassare economicamente?

Il calcio non è più il traguardo finale di uno sportivo ma è il trampolino di lancio per guadagni facili per i più forti o per reality show per i meno dotati. Stiamo rovinando lo sport più bello del mondo tifando non più per la nostra squadra ma per quella che vincendo o perdendo ci farà guadagnare dei soldi.

Finché non recupereremo i valori dello sport, la situazione non potrà che peggiorare. Se chi guadagna milioni di euro è tentato verso la frode, chi guadagna molto meno, cioè la maggioranza, quanto potrà ancora resistere alla tentazione?

Vogliamo un calcio pulito, che non sia più usato come strumento di guadagno per alcuni ma per infiammare i cuori dei tifosi che vedono come una delle ragioni di vita i colori delle maglie delle loro squadra.




martedì 20 dicembre 2011

Il DECRETO AFFOSSA ITALIA



di Fabio Ciannamea

Un viaggio a senso unico, quello dei carburanti in Italia, che non arrestano la loro infinita corsa al rialzo collezionando record di rincari uno dietro l'altro.

L'Italia ha i prezzi del carburante più alti d'Europa e i gestori degli impianti si trovano sempre più stretti tra la morsa dei grandi gruppi fornitori e la rabbia dei clienti per il prezzo esposto alla pompa.

Dunque la situazione, già critica in precedenza con il prezzo dei carburanti che superava ampiamente quota 1,6 €/L, è stata indubbiamente aggravata dalla nuova manovra del governo Monti.
Ma dissanguare fino allo stremo gli automobilisti, già vessati  dal "superbollo" è sembrata la strada più veloce e facile da percorrere per riempire le casse dello Stato.Attualmente con l'aumento dell'IVA al 23%  
il rincaro ammonta a circa 10 centesimi per la benzina, 13,6 centesimi per il diesel, 2,7 per il GPL e 4 millesimi al metro cubo per il metano.
I prezzi raccomandati ai gestori per il servito sono saliti a livello medio nazionale a 1,715 euro/litro per la benzina, 1,705 euro/litro per il diesel e 0,750 euro/litro per il GPL.


Ma tenetevi forte perché non è tutto.Il Decreto salva Italia stabilisce tra le altre cose che a partire dal primo gennaio 2012 le accise aumentino ancora: da 622 a 704,2 millesimi per litro di benzina; da 481,1 millesimi a 593,2 millesimi per litro di gasolio; 267,77 millesimi per il GPL e 0,00331 euro per metro cubo di metano. Si legge poi nel decreto che a decorrere "dal primo gennaio 2013, l’aliquota di accisa sulla benzina e sulla benzina con piombo nonché l’aliquota di accisa sul gasolio usato come carburante, di cui all’allegato I del testo unico richiamato nel comma 1, sono fissate, rispettivamente, ad euro 704,70 per mille litri e ad euro 593,70 per mille litri".


Il meglio dunque, come si usa dire, deve ancora venire.Il Premier Monti ha più volte dichiarato che l'aumento delle accise sui carburanti era indispensabile, ma anche a chi non è un esperto di economia viene facile capire che le ripercussioni sull'aumento del prezzo della benzina e del gasolio non si ripercuote solo sulle tasche degli italiani, ma ha anche effetti collaterali da far rallentare ancora di più l'economia affossando ulteriormente i consumi e il potere di acquisto della gente.Infatti è ovvio che se i prezzi del gasolio crescono, anche i prezzi dei beni trasportati crescono in misura proporzionale.


E allora dov'è l'utilità di un Decreto che dovrebbe salvare l'Italia, ma che in realtà ammazza l'economia e il consumo?E' così difficile capire che continuare a prender soldi agli italiani in maniere così subdole è solo dannoso?Più che un Decreto salva Italia sembra un Decreto "tutto e subito" finalizzato ad accontentare i nostri padroni dell'Unione Europea e le banche più che a ridare respiro a conforto ai cittadini italiani.

venerdì 16 dicembre 2011

GUERRA TRA POVERI





di Fabio Lemmo

La manovra economica del nuovo esecutivo Monti ha senza alcun dubbio una serie di difetti strutturali e rischia di lasciare sul lastrico centinaia di famiglie italiane che si troveranno ad affrontare spese fuori dalla loro portata. È altresì valido il teorema secondo il quale dobbiamo essere per primi noi cittadini a fare qualcosa di concreto per migliorare la situazione economica e politica del paese, dato che i governi susseguitesi nei decenni non hanno risolto i problemi storici dell’Italia.

La risposta dei lavoratori e dei cittadini non può però essere il continuo uso e abuso del fattore sciopero. Questo strumento di protesta che da anni milioni di lavoratori adoperano, con il passare del tempo ha perso la sua forza d’impatto; scioperare il venerdì o il lunedì per allungare i weekend ormai è una mossa, che se fatta in una partita di scacchi, porterebbe a subire uno scacco matto.

Questo perché nel nuovo millennio, lo sciopero è un arma che colpisce solo gli utenti e gli stessi lavoratori. Scioperi dei trasporti come quelli delle giornate del 15 e 16 dicembre creano solo quel caos che non permettere a chi ogni giorno va a guadagnarsi lo stipendio, di servirsi dei mezzi per poter evitare l’uso del trasporto privato e non intasare le ormai già sature arterie viabilistiche italiane.

Vista l’alta percentuale di abbonamenti rispetto ai biglietti singoli per ogni società di trasporto pubblico, uno sciopero permette alle stesse di avere un introito comunque sicuro sullo quota abbonamenti ma nessuna spesa visto che i mezzi sono fermi.

Allo stesso tempo, i dipendenti che più o meno volontariamente aderiscono allo sciopero, col passare del tempo vedono la loro figura sempre più presa in antipatia dai viaggiatori che si vedono sospeso un servizio sempre negli stessi giorni e sempre senza alcuna miglioria.

Agli occhi di chi guarda lo sciopero risulta poi più evidente come nessuno di questi sia fatto per il bene comune ma solo per il bene di pochi sindacalisti che poco si interessano dei lavoratori e degli utenti.

Come se non bastasse,poi, in un momento storico in cui le polveri sottili e l’inquinamento sono giunti a soglie di assoluta emergenza, fermare i mezzi pubblici e aumentare i mezzi privati inquinanti crea solo maggior danno alla salute dei cittadini e degli stessi scioperanti.

Crediamo dunque che lo sciopero nel mondo moderno, governato da grandi banche e finanzieri, non sia più un arma utile per le lotte di classe e di popolo ma serva solo a punire chi meno può difendersi. Lo strumento migliore sarebbe quello di smettere di farci la guerra tra noi cittadini e agire come un corpo unico che con spirito civico giorno per giorno lavora per migliorare la qualità della propria vita e di quella degli altri.

martedì 13 dicembre 2011

LE INSIDIE DEL "POLITICAMENTE CORRETTO"



Quante volte si è sentito parlare di società multiculturali o di ideologia multiculturale come evoluzione naturale della società moderna.Tante, forse troppe; così tante volte che l'invocazione al "politicamente corretto"ha fatto forse perdere di vista la reale incidenza del problema.

Confondere il multiculturalismo ideologico, tanto di moda, con il pluralismo è un errore che sovente viene fatto da chi si fa portavoce di società, a loro dire, evolute.

Sostenere il multiculturalismo senza cognizione di causa vuol dire incoraggiare culture differenti a vivere separate, ai margini della società.Un paese che sostiene queste ideologie diventa inevitabilmente un luogo di ghetti, incomprensioni ed emarginazione.Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti, ma la società, passivamente tollerante, chiude gli occhi e si fa forte dell'ideologia multiculturale, dell'ideologia del vivi e lascia vivere.

Basti pensare agli attentati di Londra del 2005.Bombe su autobus e metrò, azioni pianificate e messe in atto da ragazzi cresciuti e a volte anche nati in Gran Bretagna.Cosa significa questo?Che incoraggiare la separazione delle culture all'interno di una società civile può portare ad aberrazioni simili, di inglesi che ammazzano brutalmente altri inglesi in nome della diversità culturale.

Permettere a un padre di scegliere un marito per la figlia e segregarla in casa se rifiuta non è essere aperti ad accettare nuove culture, vuol dire essere miopi e anche un po' menefreghisti.Pensare di risolvere i problemi dell'integrazione degli immigrati trincerandosi dietro il falso buonismo e lo "scudo" del multiculturalismo ideologico è pericoloso e poco lungimirante.

Le moderne nazioni multietniche dunque devono avere il coraggio di respingere il multiculturalismo ideologico e abbracciare il pluralismo come valorizzazione delle diversità.Che lo vogliate o no bisogna cercare di coinvolgere i nuovi arrivati in progetti comuni in modo tale da non avere un'Italia per "noi" e una per "loro", ma un'Italia per tutti.Dare diritti, ma anche doveri agli immigrati e alla base del futuro del nostro paese ma anche della nostra civiltà.

Confrontarsi con la realtà di tutti i giorni aiuta a percepire la dimensione del problema.Sempre più piccole e grandi città hanno zone "off limits" dominate da criminali che vivono ai margini, di centri di aggregazione clandestini non autorizzati e quindi non controllabili che diventano luoghi in cui l'ignoranza e la paura alimentano contrasti e incomprensioni.

Credo che la soluzione sia fornire a chi cerca una vita migliore nel nostro Paese non solo la possibilità di godere di privilegi negati nei paesi di origine(diritto allo studio, diritto ad avere un lavoro, assistenza sanitaria gratuita) ma fornire una visione della società e della nostra cultura alla quale sentano davvero di poter appartenere a tutti gli effetti, rispettando regole e sentendo propri non solo i   diritti ma anche i doveri.








lunedì 12 dicembre 2011

UNA FERITA ANCORA APERTA



di Fabio Lemmo


Sono le 16:37 minuti di un 12 dicembre qualunque, un giorno che come tanti altri è speso dai milanesi tra regali di Natale, lavoro in ufficio e qualche passeggiata nel centro, per ammirare il fascino natalizio di piazza Duomo e dintorni. Poi tutto cambiò. Poi tutto fu diverso. Sono passati 42 da quel tragico pomeriggio di fine autunno, quando alla banca nazionale del lavoro di piazza Fontana un ordigno fece una strage di innocenti, uccidendo 17 persone e ferendone 88. Nelle stesse ore, il tentativo destabilizzante dei terroristi colpì con minori conseguenze, la città di Roma con altri due ordigni.

Con la strage di piazza Fontana si dà simbolicamente inizio a quella che viene chiamata “strategia della tensione”, cioè quella serie di azioni volte a destabilizzare l’Italia attraverso un susseguirsi di attentanti, aggressioni, omicidi e tumulti, che hanno caratterizzato tre decenni del nostro paese. In questa vera e propria guerra, migliaia di cittadini, esponenti delle forze dell’ordine, giornalisti, magistrati e chiunque si opponesse a queste frange armate, ha perso la vita o è stato gravemente ferito e mutilato, venendone irrimediabilmente segnato a vita.

Dopo più di quarant’anni, ben 8 processi e una serie innumerevole di interrogazioni parlamentari, non si è ancora giunti all’individuazione ne dei mandanti della strage, ne tantomeno di chi materialmente l’ha compiuta.

Famiglie distrutte e una intera nazione cercano invano da anni di poter dare se non una condanna, almeno un volto a chi brutalmente ha ucciso delle persone che hanno avuto come unico torto quello di essere in fila a degli sportelli bancari.

Se la storia la fa chi vince, viene immediatamente facile capire come uno degli attentanti più sanguinosi del nostro paese sia stato attribuito agli ambienti anarchici di destra; fa anche un po’ sorridere come per decenni le persone abbiano usato la parola destra e la parola anarchia come unico vocabolo quando chiunque un po’ avvezzo alla storia sa che i due termini sono l’uno all’opposto dell’altro, come il bianco e il nero,e anzi visto il tema, come l’Italia e la verità.

Per anni la demonizzazione della destra da parte di una maggioranza catto-comunista che ha portato l’Italia anche ai problemi di oggi, ha fatto si che la verità venisse occultata e che le indagini subissero depistaggi e continue interruzioni. Ricordiamo come in una sede clandestina delle brigate rosse furono ritrovati addirittura documenti su un indagine interna alle stesse brigate che cercavano di capire se l’attentato potesse essere scaturito da militanti fuori controllo.

Difendere gli estremi è impossibile ma soprattutto ingiusto, chi in quegli anni ha sbagliato, sia di destra che di sinistra andrebbe punito e condannato senza se e senza ma. Ma non si può avere una giustizia vera se non viene riconosciuto anche il ruolo dello Stato in tutte le stragi e attentati che hanno colpito l’Italia e che hanno creato quell’odio che ancora oggi divide vecchi e soprattutto giovani, che nascosti dietro bandiere e ideologie quasi fanatiche si combattono nelle piazze come fossero campi di battaglia.


Servizio originale del telegiornale nazionale poche ore dopo l'attentato


venerdì 9 dicembre 2011

E IO PAGO!



di Fabio Ciannamea

Sia chiaro, pagare le tasse è un dovere civico ineludibile e perdere di vista questo principio basilare per la convivenza civile è un errore che costa sempre più caro alle tasche degli italiani.

La credenza che pagare le tasse sia un tacito assenso a subire un'angheria da parte dello Stato è un'idea molto diffusa in Italia oltre che errata.Le imposte sono il modo più civile che la società conosca per contribuire a rendere efficienti servizi essenziali come la sicurezza, l'istruzione, la salute e l'ambiente.

Perchè le tasse possano svolgere il loro ruolo di garante per l'efficienza dello Stato devono, a mio parere, avere una caratteristica fondamentale, una "condicio sine qua non" basilare per far percepire all'utente la loro utilità:essere eque.

L'equità in Italia è un principio dimenticato e ignorato in molti ambiti, fiscale compreso.A gravare sulle nostre tasche infatti non ci sono solo spese "ordinarie" ma anche tasse assurde incredibili e ai limiti del grottesco.

Nella nostra amata Penisola si paga di tutto:si paga la tassa sui gradini che è imposta ai proprietari di case che hanno i gradini di ingresso su una strada pubblica, si paga la tassa sull'ombra quando la tenda o l'ombrellone di un locale invade con la sua ombra il suolo pubblico.
Ancora, si paga la tassa per l'uso del tricolore:è piuttosto recente il caso di un cittadino di Desio che si è visto richiedere un importo di 280 € per aver esposto fuori dalla sua attività la bandiera dell'Unione Europea e quella del tricolore italiano.

Le "bizzarrie" del nostro sistema fiscale non finiscono qui, potrei portarvi ancora molti esempi capaci di strappare più di un sorriso, ma mi limiterò a citarne ancora uno davvero incredibile.In Italia paghiamo una tassa sulle centrali fantasma:nella bolletta elettrica i consumatori pagano un fondo per un premio ai Comuni che ospiteranno centrali nucleari.Si paga 1 € ogni 5000 kwh.Probabilmente non ci saranno centrali nucleari per almeno i prossimi 10 anni, ma intanto la bolletta continua ad addebitare questo costo.Si pensi che  una media/piccola impresa, che consuma all'incirca 1 milione di kwh annui, paga di tasse, tra imposte erariali e addizionali varie, grosso modo 15.000€ l'anno.

E' dunque necessario pagare le tasse, ma è anche necessario far percepire ai cittadini la loro utilità.La mancanza di equità e anche, mi permetterei di dire, serietà della natura di alcune imposte ha un effetto contrario sulla psicologia degli utenti che, a torto o a ragione, le percepiscono come un'ingiustizia perpetrata dallo Stato ai loro danni.

Tutto questo non fa che aggravare il fardello dell'evasione fiscale.I nostri amministratori nella loro miopia tentano di combattere l'evasione aumentando la consistenza e il numero delle imposte a chi già le paga faticosamente invece di contrastare seriamente chi elude il fisco per decine e centinaia di migliaia di Euro e resta spesso impunito o beneficia di aberrazioni come i condoni fiscali.