lunedì 12 dicembre 2011

UNA FERITA ANCORA APERTA



di Fabio Lemmo


Sono le 16:37 minuti di un 12 dicembre qualunque, un giorno che come tanti altri è speso dai milanesi tra regali di Natale, lavoro in ufficio e qualche passeggiata nel centro, per ammirare il fascino natalizio di piazza Duomo e dintorni. Poi tutto cambiò. Poi tutto fu diverso. Sono passati 42 da quel tragico pomeriggio di fine autunno, quando alla banca nazionale del lavoro di piazza Fontana un ordigno fece una strage di innocenti, uccidendo 17 persone e ferendone 88. Nelle stesse ore, il tentativo destabilizzante dei terroristi colpì con minori conseguenze, la città di Roma con altri due ordigni.

Con la strage di piazza Fontana si dà simbolicamente inizio a quella che viene chiamata “strategia della tensione”, cioè quella serie di azioni volte a destabilizzare l’Italia attraverso un susseguirsi di attentanti, aggressioni, omicidi e tumulti, che hanno caratterizzato tre decenni del nostro paese. In questa vera e propria guerra, migliaia di cittadini, esponenti delle forze dell’ordine, giornalisti, magistrati e chiunque si opponesse a queste frange armate, ha perso la vita o è stato gravemente ferito e mutilato, venendone irrimediabilmente segnato a vita.

Dopo più di quarant’anni, ben 8 processi e una serie innumerevole di interrogazioni parlamentari, non si è ancora giunti all’individuazione ne dei mandanti della strage, ne tantomeno di chi materialmente l’ha compiuta.

Famiglie distrutte e una intera nazione cercano invano da anni di poter dare se non una condanna, almeno un volto a chi brutalmente ha ucciso delle persone che hanno avuto come unico torto quello di essere in fila a degli sportelli bancari.

Se la storia la fa chi vince, viene immediatamente facile capire come uno degli attentanti più sanguinosi del nostro paese sia stato attribuito agli ambienti anarchici di destra; fa anche un po’ sorridere come per decenni le persone abbiano usato la parola destra e la parola anarchia come unico vocabolo quando chiunque un po’ avvezzo alla storia sa che i due termini sono l’uno all’opposto dell’altro, come il bianco e il nero,e anzi visto il tema, come l’Italia e la verità.

Per anni la demonizzazione della destra da parte di una maggioranza catto-comunista che ha portato l’Italia anche ai problemi di oggi, ha fatto si che la verità venisse occultata e che le indagini subissero depistaggi e continue interruzioni. Ricordiamo come in una sede clandestina delle brigate rosse furono ritrovati addirittura documenti su un indagine interna alle stesse brigate che cercavano di capire se l’attentato potesse essere scaturito da militanti fuori controllo.

Difendere gli estremi è impossibile ma soprattutto ingiusto, chi in quegli anni ha sbagliato, sia di destra che di sinistra andrebbe punito e condannato senza se e senza ma. Ma non si può avere una giustizia vera se non viene riconosciuto anche il ruolo dello Stato in tutte le stragi e attentati che hanno colpito l’Italia e che hanno creato quell’odio che ancora oggi divide vecchi e soprattutto giovani, che nascosti dietro bandiere e ideologie quasi fanatiche si combattono nelle piazze come fossero campi di battaglia.


Servizio originale del telegiornale nazionale poche ore dopo l'attentato


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