di Fabio Lemmo
Sono le
16:37 minuti di un 12 dicembre qualunque, un giorno che come tanti
altri è speso dai milanesi tra regali di Natale, lavoro in ufficio e
qualche passeggiata nel centro, per ammirare il fascino natalizio di
piazza Duomo e dintorni. Poi tutto cambiò. Poi tutto fu diverso.
Sono passati 42 da quel tragico pomeriggio di fine autunno, quando
alla banca nazionale del lavoro di piazza Fontana un ordigno fece una
strage di innocenti, uccidendo 17 persone e ferendone 88. Nelle
stesse ore, il tentativo destabilizzante dei terroristi colpì con
minori conseguenze, la città di Roma con altri due ordigni.
Con la
strage di piazza Fontana si dà simbolicamente inizio a quella che
viene chiamata “strategia della tensione”, cioè quella serie di
azioni volte a destabilizzare l’Italia attraverso un susseguirsi di
attentanti, aggressioni, omicidi e tumulti, che hanno caratterizzato
tre decenni del nostro paese. In questa vera e propria guerra,
migliaia di cittadini, esponenti delle forze dell’ordine,
giornalisti, magistrati e chiunque si opponesse a queste frange
armate, ha perso la vita o è stato gravemente ferito e mutilato,
venendone irrimediabilmente segnato a vita.
Dopo
più di quarant’anni, ben 8 processi e una serie innumerevole di
interrogazioni parlamentari, non si è ancora giunti
all’individuazione ne dei mandanti della strage, ne tantomeno di
chi materialmente l’ha compiuta.
Famiglie
distrutte e una intera nazione cercano invano da anni di poter dare
se non una condanna, almeno un volto a chi brutalmente ha ucciso
delle persone che hanno avuto come unico torto quello di essere in
fila a degli sportelli bancari.
Se la
storia la fa chi vince, viene immediatamente facile capire come uno
degli attentanti più sanguinosi del nostro paese sia stato
attribuito agli ambienti anarchici di destra; fa anche un po’
sorridere come per decenni le persone abbiano usato la parola destra
e la parola anarchia come unico vocabolo quando chiunque un po’
avvezzo alla storia sa che i due termini sono l’uno all’opposto
dell’altro, come il bianco e il nero,e anzi visto il tema, come
l’Italia e la verità.
Per
anni la demonizzazione della destra da parte di una maggioranza
catto-comunista che ha portato l’Italia anche ai problemi di oggi,
ha fatto si che la verità venisse occultata e che le indagini
subissero depistaggi e continue interruzioni. Ricordiamo come in una
sede clandestina delle brigate rosse furono ritrovati addirittura
documenti su un indagine interna alle stesse brigate che cercavano di
capire se l’attentato potesse essere scaturito da militanti fuori
controllo.
Difendere
gli estremi è impossibile ma soprattutto ingiusto, chi in quegli
anni ha sbagliato, sia di destra che di sinistra andrebbe punito e
condannato senza se e senza ma. Ma non si può avere una giustizia
vera se non viene riconosciuto anche il ruolo dello Stato in tutte le
stragi e attentati che hanno colpito l’Italia e che hanno creato
quell’odio che ancora oggi divide vecchi e soprattutto giovani, che
nascosti dietro bandiere e ideologie quasi fanatiche si combattono
nelle piazze come fossero campi di battaglia.
Servizio originale del telegiornale nazionale poche ore dopo l'attentato

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