di Fabio Lemmo
Ogni
giorno in tutta Italia decine di migliaia di studenti, lavoratori o
turisti usano i treni per raggiungere la loro meta. La storia è
sempre la stessa, il film ha sempre la stessa trama; si paga un
biglietto salatissimo, si sale sul treno dove il seggiolino più
comodo rimasto libero è quello vicino la toilette, si sopportano
temperature gelide di inverno e torride d’estate e ci si reputa
fortunati se il convoglio non ha più di dieci minuti di ritardo.
Questa situazione congenita nel sistema ferroviario italiano e quasi
paradossalmente un collante per il popolo del belpaese, che dalle
ferrovie nord del milanese passando dalla circumvesuviana nel
napoletano, si trova ad affrontare sempre gli stessi problemi.
La
forza lavoratrice e una grande massa di studenti ogni giorno subisce
la castrazione delle proprie forze psicofisiche nel momento della
giornata in cui avrebbe bisogno invece del massimo sostegno; nessuno
pretende un mondo utopico, dove come si diceva nel ventennio i treni
sono sempre in orario oppure si riesca a stare tutti seduti e nessuno
tantomeno pretende di viaggiare su limousine con champagne e belle
ragazze. La pretesa del viaggiatore è semplicemente quella di poter
andare a fare il suo dovere, sia esso studio si esso lavoro, in modo
dignitoso e umano.
Le condizioni di viaggio mostrano come la
struttura ferroviaria sia assolutamente inadeguata a spostare la
grande massa di viaggiatori lungo tutto il percorso nazionale. La
lista di problemi e mancanze potrebbe continuare per molte righe
ancora ma va interrotta perché per qualcuno invece il problema non è
forse così importante.
Oggi a Roma è stata inaugurata la nuova
stazione Tiburtina, il primo hub italiano dell’alta velocità
costato 300 milioni di euro. Un paese che vuole crescere e vuole far
crescere i suoi cittadini senza dubbio deve investire grandi capitali
nella infrastrutture siano esse di trasporto passeggeri siano esse
per il trasporto merci. E siamo tutti estremamente convinti della
bontà di un progetto del genere soprattutto quando da lavoro oggi a
manovali e operai e domani ad operatori del terziario. C’è però
la forte convinzioni che una scala non possa essere costruita senza
il primo gradino che la tiene attaccata al pavimento.
Non possiamo
immaginare un futuro di decine di treni ad alta velocità comodi e
costosi per lo più utilizzati da chi ha un reddito superiore alla
media, quando migliaia di altri treni ogni giorno paiono attraversare
il vecchio far west date le pessima condizioni di viaggio che offrono
ai pendolari, la classe che meno ha beneficiato di ogni investimento
fatto negli ultimi anni.
Grandi parole di elogio per l’opera sono
state espresse dal presidente Napolitano, ma non una sola parola
detta nelle stazioni dove ogni mattina e ogni sera le “vittime”
del sistema trasporti sono costrette a riversarsi in massa, non
avendo altra alternativa che l’uso del proprio veicolo, cosa che
renderebbe ancor più invivibile le strade cittadine.
Vicino
la nuova stazione romana sono state addirittura costruiti musei e
centri congressi e non un euro è stato speso per ammodernare e
rendere umanamente vivibili i servizi igienici su un intercity o un
treno regionale.
La speranza per il futuro è che parallelamente
agli investimenti fatti per i nuovi treni siano doverosamente attuati
tutte quelle procedure di riqualificazione dei servizi sia a bordo
che in stazione per i pendolari. Il rischio infatti non è più solo
quello di perdere il treno, il rischio è quello di perdere la
dignità.

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