lunedì 28 novembre 2011

ITALIA, UN PAESE A DUE VELOCITA’



di Fabio Lemmo

Ogni giorno in tutta Italia decine di migliaia di studenti, lavoratori o turisti usano i treni per raggiungere la loro meta. La storia è sempre la stessa, il film ha sempre la stessa trama; si paga un biglietto salatissimo, si sale sul treno dove il seggiolino più comodo rimasto libero è quello vicino la toilette, si sopportano temperature gelide di inverno e torride d’estate e ci si reputa fortunati se il convoglio non ha più di dieci minuti di ritardo. 

Questa situazione congenita nel sistema ferroviario italiano e quasi paradossalmente un collante per il popolo del belpaese, che dalle ferrovie nord del milanese passando dalla circumvesuviana nel napoletano, si trova ad affrontare sempre gli stessi problemi. 

La forza lavoratrice e una grande massa di studenti ogni giorno subisce la castrazione delle proprie forze psicofisiche nel momento della giornata in cui avrebbe bisogno invece del massimo sostegno; nessuno pretende un mondo utopico, dove come si diceva nel ventennio i treni sono sempre in orario oppure si riesca a stare tutti seduti e nessuno tantomeno pretende di viaggiare su limousine con champagne e belle ragazze. La pretesa del viaggiatore è semplicemente quella di poter andare a fare il suo dovere, sia esso studio si esso lavoro, in modo dignitoso e umano. 

Le condizioni di viaggio mostrano come la struttura ferroviaria sia assolutamente inadeguata a spostare la grande massa di viaggiatori lungo tutto il percorso nazionale. La lista di problemi e mancanze potrebbe continuare per molte righe ancora ma va interrotta perché per qualcuno invece il problema non è forse così importante. 

Oggi a Roma è stata inaugurata la nuova stazione Tiburtina, il primo hub italiano dell’alta velocità costato 300 milioni di euro. Un paese che vuole crescere e vuole far crescere i suoi cittadini senza dubbio deve investire grandi capitali nella infrastrutture siano esse di trasporto passeggeri siano esse per il trasporto merci. E siamo tutti estremamente convinti della bontà di un progetto del genere soprattutto quando da lavoro oggi a manovali e operai e domani ad operatori del terziario. C’è però la forte convinzioni che una scala non possa essere costruita senza il primo gradino che la tiene attaccata al pavimento. 

Non possiamo immaginare un futuro di decine di treni ad alta velocità comodi e costosi per lo più utilizzati da chi ha un reddito superiore alla media, quando migliaia di altri treni ogni giorno paiono attraversare il vecchio far west date le pessima condizioni di viaggio che offrono ai pendolari, la classe che meno ha beneficiato di ogni investimento fatto negli ultimi anni. 

 Grandi parole di elogio per l’opera sono state espresse dal presidente Napolitano, ma non una sola parola detta nelle stazioni dove ogni mattina e ogni sera le “vittime” del sistema trasporti sono costrette a riversarsi in massa, non avendo altra alternativa che l’uso del proprio veicolo, cosa che renderebbe ancor più invivibile le strade cittadine.

Vicino la nuova stazione romana sono state addirittura costruiti musei e centri congressi e non un euro è stato speso per ammodernare e rendere umanamente vivibili i servizi igienici su un intercity o un treno regionale.

 La speranza per il futuro è che parallelamente agli investimenti fatti per i nuovi treni siano doverosamente attuati tutte quelle procedure di riqualificazione dei servizi sia a bordo che in stazione per i pendolari. Il rischio infatti non è più solo quello di perdere il treno, il rischio è quello di perdere la dignità.

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