di Edoardo Biella
L’Italia è storicamente riconosciuta nel mondo come ” il bel paese”, con i suoi magnifici paesaggi, come patria di inventori, di scienziati, di letterati e uomini di cultura. Il paese dell’inventiva e della gioia di vivere in cui le idee dei giovani venivano coltivate fino a sbocciare. Siamo ancora davvero in grado di sopportare la nostra storia?
Sembra brutto porsi una domanda tanto pessimista, ma
purtroppo è la realtà ; quello che eravamo pesa sulle spalle di un’
Italia che retrocede invece che procedere e che si lascia alle spalle
debiti e anni di politica disastrosi.
L'Italia sembra aver
preso la strada che porta ad una società che non ascolta, che
emargina categorie di persone, una società retrograda e soprattutto
una società che invecchia rapidamente. E naturalmente chi ci rimette
sono i giovani.Può sembrare un’ esagerazione ma la realtà è
questa; un ragazzo studia fino a raggiungere i 25/26 anni per poi
non avere la possibilità di coronare i suoi sogni e renderli realtà.
Viene quasi spontaneo
domandarsi perché i giovani, proprio loro che sono la base per il
futuro, le future menti che scriveranno il progresso del nostro
Paese, perché non sono sostenuti? Perché sono costretti a vivere in
casa facendo affidamento sui genitori fino ai 35 anni? Perché le
nostre aziende non puntano su di loro? Perché le loro idee vengono
rigettate senza nemmeno essere prese in considerazione? Perché
coloro che tutelano i loro e i nostri interessi (Presidente del
Consiglio, ministri, classe politica) hanno dai 60 ai 75 anni?
Viviamo in una situazione
imbarazzante, quasi grottesca, in cui per lavorare conta di più
avere master di dubbia utilità, che esperienza diretta sul
campo; ma come si fa a crearsi esperienza se gli unici lavori che si
riesce ad ottenere appena laureato son in nero o con contratti che
irridono la dignità e da precari o stagisti?
La situazione di
precarietà si riflette nella vita di ognuno di noi e poi ci si
lamenta se le grandi menti italiane fuggono in paesi esteri per
cercare fortuna e guadagni cospiqui.Esempi di giovani che fuggono in
altri Paesi europei per dare libero sfogo ai sogni e alle ambizioni
non è più una rarità ma una realtà con cui la nostra Italia deve
cominciare seriamente a confrontarsi.
So che questa critica
potrebbe sembrare una dichiarazione di svogliatezza, ma non è così,
io so che i miei genitori e i genitori dei loro genitori (e così
via…) hanno dovuto passare situazioni anche peggiori della
nostra.Noi ragazzi non vogliamo tutto facile,non vogliamo la
cosidetta “pappa pronta” senza difficoltà da superare.Vogliamo
solo possibilità di avere un futuro,vogliamo e chiediamo politiche
giovanili a sostegno della ricerca, delle università, del
miglioramento delle scuole e del livello di istruzione.Vogliamo
qualcuno che ci ascolti, che ci capisca, una classe politica che ci
rappresenti, un mercato del lavoro che punti su di noi, vogliamo
avere la possibilità di crearci una famiglia con cui poi sostenere
il nostro paese.
L’unica via di uscita da
questa profonda crisi non è tassare qualunque cosa svilendo ancor di
più lo sviluppo, ma puntare sulla novità, sulla freschezza e la
voglia dei giovani, perchè il futuro siamo noi e senza di noi
l'Italia non può ancora andare molto lontano.

Nessun commento:
Posta un commento