martedì 6 dicembre 2011

IL FUTURO SIAMO NOI



di Edoardo Biella


L’Italia è storicamente riconosciuta nel mondo come ” il bel paese”, con i suoi magnifici paesaggi, come patria di inventori, di scienziati, di letterati e uomini di cultura. Il paese dell’inventiva e della gioia di vivere in cui le idee dei giovani venivano coltivate fino a sbocciare. Siamo ancora davvero in grado di sopportare la nostra storia? 

Sembra brutto porsi una domanda tanto pessimista, ma purtroppo è la realtà ; quello che eravamo pesa sulle spalle di un’ Italia che retrocede invece che procedere e che si lascia alle spalle debiti e anni di politica disastrosi.

L'Italia sembra aver preso la strada che porta ad una società che non ascolta, che emargina categorie di persone, una società retrograda e soprattutto una società che invecchia rapidamente. E naturalmente chi ci rimette sono i giovani.Può sembrare un’ esagerazione ma la realtà è questa; un ragazzo studia fino a raggiungere i 25/26 anni per poi non avere la possibilità di coronare i suoi sogni e renderli realtà.

Viene quasi spontaneo domandarsi perché i giovani, proprio loro che sono la base per il futuro, le future menti che scriveranno il progresso del nostro Paese, perché non sono sostenuti? Perché sono costretti a vivere in casa facendo affidamento sui genitori fino ai 35 anni? Perché le nostre aziende non puntano su di loro? Perché le loro idee vengono rigettate senza nemmeno essere prese in considerazione? Perché coloro che tutelano i loro e i nostri interessi (Presidente del Consiglio, ministri, classe politica) hanno dai 60 ai 75 anni?

Viviamo in una situazione imbarazzante, quasi grottesca, in cui per lavorare conta di più avere master di dubbia utilità, che esperienza diretta sul campo; ma come si fa a crearsi esperienza se gli unici lavori che si riesce ad ottenere appena laureato son in nero o con contratti che irridono la dignità e da precari o stagisti?

La situazione di precarietà si riflette nella vita di ognuno di noi e poi ci si lamenta se le grandi menti italiane fuggono in paesi esteri per cercare fortuna e guadagni cospiqui.Esempi di giovani che fuggono in altri Paesi europei per dare libero sfogo ai sogni e alle ambizioni non è più una rarità ma una realtà con cui la nostra Italia deve cominciare seriamente a confrontarsi.
So che questa critica potrebbe sembrare una dichiarazione di svogliatezza, ma non è così, io so che i miei genitori e i genitori dei loro genitori (e così via…) hanno dovuto passare situazioni anche peggiori della nostra.Noi ragazzi non vogliamo tutto facile,non vogliamo la cosidetta “pappa pronta” senza difficoltà da superare.Vogliamo solo possibilità di avere un futuro,vogliamo e chiediamo politiche giovanili a sostegno della ricerca, delle università, del miglioramento delle scuole e del livello di istruzione.Vogliamo qualcuno che ci ascolti, che ci capisca, una classe politica che ci rappresenti, un mercato del lavoro che punti su di noi, vogliamo avere la possibilità di crearci una famiglia con cui poi sostenere il nostro paese.

L’unica via di uscita da questa profonda crisi non è tassare qualunque cosa svilendo ancor di più lo sviluppo, ma puntare sulla novità, sulla freschezza e la voglia dei giovani, perchè il futuro siamo noi e senza di noi l'Italia non può ancora andare molto lontano.

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