di Fabio Lemmo
Quando
nella giornata di mercoledì è stato catturato il boss dei casalesi
Zagaria, latitante da ben sedici anni, in molti hanno creduto che
potesse iniziare una fase di smantellamento di quella struttura
camorristica che da decenni infesta le province di Napoli e Caserta.
E allo stesso tempo è partito il solito balletto di ringraziamenti
dal capo dello stato al minisistro degli interni, dal capo della
polizia al commissario di turno.
Sfortunatamente
però la camorra è un animale diabolico dotato di molte teste, e
tagliarne una vuol dire irrimediabilmente crearne due in lotta tra di
loro. E la politica del dare al cittadino la parvenza di sicurezza
con arresti eclatanti ma non strutturali serve solo a
desensibilizzare il cittadino dal problema. La verità è che
l’arresto di un boss può avere solo due interpretazioni: la prima
è che un “capo” ormai scomodo viene regalato allo stato in
cambio di favori, la seconda è che nella rara vittoria delle forze
dell’ordine, sempre più spesso abbandonate a loro stesse in
territori difficili, l’arrestato riesce comunque dall’interno
delle carceri a proseguire il suo “lavoro” senza alcun
impedimento ed usufruisce per di più di vitto e alloggio erogati
dallo stato.
Il
problema principale è che dieci, cento, mille arresti saranno sempre
vani finché ci sarà sempre qualcuno pronto a sostituire chi prima
di lui commetteva delitti; e saranno sempre vani se la popolazione
delle zone più colpite da questo cancro continueranno ad avere la
visione della camorra pari a quella di uno stato parallelo che
garantisce i servizi primari.
Ed è
questo il problema principale; fino a che nella piazze dei paesi,
come ieri a Casapenna ci saranno persone disposte a scendere in
piazza a dire “qui nessuno ci dà più il pane” o a suggerire ai
giornalisti di scrivere che lui di male non aveva fatto niente, e con
lui intendiamo un criminale assassino, non potrai mai lo stato
sconfiggere ed estirpare questo male dalle nostre terre.
Siamo
tutti convinti che per molte persone sia la paura a parlare e sia la
stessa paura a farli comportare come se anche loro facessero parte di
quella macchina bellica, pronta a calpestare tutto e tutti chiamata
camorra. Ma per molti, troppi, la camorra è davvero una scelta di
vita, un modus vivendi consolidato che ha alla radice momentanei
piccoli ed esigui guadagni, che si sviluppano in un arbusto di
criminalità e terrore che distrugge le persone sia fisicamente che
moralmente.
È
difficile chiedere a chi ha moglie e figli il sacrificio di lottare
contro quelli che a tutti gli effetti sembrano mostri invincibili, è
allo stesso tempo difficile non far sentir sole tutte quelle persone
che vorrebbero lottare con tutte le loro forze contro un sistema
ormai corrotto, ma non possiamo non chiedere un sacrificio prima a
noi stessi e poi agli altri per combattere questo male, perché ora
la domanda è solo una: vogliamo vivere schiavi o liberi, anche se il
prezzo da pagare è la nostra stessa vita?

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