lunedì 28 novembre 2011

IL VALORE LEGALE DEI TITOLI DI STUDIO




di Fabio Ciannamea

Il valore legale dalla laurea è un inutile orpello o è un "sigillo" di garanzia che lo Stato da alle Università italiane?Rispondere con certezza è assolutamente difficile, ma porsi la domanda è un diritto più che legittimo.

Secondo gli "abolizionisti" l'eliminazione del valore legale dei titoli di studio servirebbe a mettere in concorrenza tra loro le Università e questo sarebbe un efficace rimedio contro le inefficienze e gli sprechi degli Atenei italiani.Infatti se lo stesso titolo di studio cessasse di avere identico valore se conseguito a Milano piuttosto che a Roma, avrebbe un valore stabilito dal mercato e costringerebbe così le Università a cercare i migliori docenti e a fornire i migliori servizi possibili agli studenti.

Quindi l'intenzione sarebbe quella di dare un valore più sostanziale e meno formale alla formazione universitaria rendendo l'offerta ampia, concorrenziale e regolata dal mercato.Almeno questo in teoria e seconde le intenzioni di chi è favorevole all'abolizione.

Ma davvero una tale riforma ridarebbe nuova linfa vitale al sistema Accademico italiano oramai in crisi da diverso tempo?C'è chi ritiene di no.

Infatti abolire il valore legale significherebbe semplicemente negare il principio di eguaglianza dei titoli stessi privando così chi ha conseguito la Laurea della garanzia legale assicurata dallo Stato.
Il valore legale del titolo dunque non rappresenterebbe nessuna forma di privilegio ma avrebbe solo la funzione di mettere sullo stesso piano formale tutti i laureati (anche quelli che non possono permettersi le Università più prestigiose e costose).Starà poi a loro darsi da fare per entrare concretamente nel mercato del lavoro.

La questione è complessa e coinvolge già da diversi anni sia gli ambienti politici che quelli economici e accademici senza che però se ne riesca ancora a venire a capo concretamente.





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