mercoledì 16 novembre 2011

LIBERALIZZARE LE PROFESSIONI?




di Fabio Ciannamea


E’ da diversi anni ormai che vari esecutivi si fanno portavoce di questa battaglia che in ultima istanza è stata perorata(forse in maniera poco convincente) dal governo uscente.Il decreto legge 138/11 infatti presenta un corposo contenuto in tema di liberalizzazioni ( articolo 3 nei commi che vanno dal 6 al 11) che ha però incontrato forti resistenze di un certo gruppo di parlamentari del Pdl e non solo.
La funzione degli ordini professionali dovrebbe essere quella di garantire la professionalità e la deontologia di chi esercita una specifica professione. In Italia però gli ordini esercitano una funzione diversa. Costituiscono una rocca difensiva per chi esercita una professione , nei confronti di chi, soprattutto i giovani laureati, intende competere in quel mercato. Il sistema italiano è imperniato sugli ordini di categoria: ogni professione riconducibile ad un’attività intellettuale, cioè svolta da lavoratori autonomi (avvocati, ingegneri, contabili, architetti), è strutturata attraverso un ordine.
In Inghilterra l’esercizio dell’attività professionale è permesso a chiunque. Non ci sono barriere di ingresso, vincoli di esercizio o vincoli di cittadinanza.E ancor più importante in Gran Bretagna i professionisti hanno la piena autonomia di contrattare il prezzo dei propri lavori, senza badare a limiti minimi imposti dalla legge, come avviene in Italia;questo ovviamente incentiva enormemente la concorrenza.
In Italia i giovani, al termine del percorso di studi, non possono iniziare ad esercitare la professione, ma sono costretti a superare un esame di Stato, che generalmente è quasi completamente controllato dal relativo ordine.Nella quasi totalità dei casi il neo laureato deve prestare la propria attività in modo gratuito sotto forma di “praticantato”. Ciò viene normalmente giustificato appellandosi alla necessità di acquisire una professionalità di tipo pratico sotto la guida di un soggetto esperto, che esercita da alcuni anni. La motivazione è giusta e condivisibile fino a che il tirocinante davvero è messo in condizione di sfruttare quelle ore per apprendere e crescere.Accade spesso invece che vengano sviliti e declassati a forza di lavoro qualificata a costo zero.
Il sistema delle categorie di fatto ostacola la creazione di un mercato concorrenziale e impone prezzi bloccati senza abbassarli al di sotto di quanto previsto dal tariffario.
Quale soluzione allora?Sarebbe forse opportuna la creazione di organismi terzi facendo ricorso al principio liberale per il quale non è mai opportuno che controllori e controllati coincidano.In questo modo non si arriverebbe alla totale abolizione degli ordini professionali ma si aprirebbe comunque il mercato ai giovani laureati e alla sana e corretta concorrenza.

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